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    Tag walterveltroni

    Parli alle Camere, presidente

    di antoniomontanari (01/01/2009 - 18:22)

    Napolitano_blog Tutti uniti contro la crisi? L'auspicio di Napolitano val bene un discorso d'auguri. Ma per non restare nel limbo delle pie intenzioni, dovrebbe tramutarsi in un  solenne e severo messaggio al parlamento (l'ho già auspicato).

    Dovrebbe convincere chi governa che non si definiscono coglioni (termine sacro all'eloquio di Berlusconi) quanti non hanno votato per il partito che ha vinto le elezioni.

    Dovrebbe garantire il rispetto della Costituzione invece violata dal "lodo Alfano".
    Altrimenti le pie intenzioni diventano retorica.

    Dovrebbe insegnare all'opposizione che certezza della vita politica democratica è saper dibattere con fermezza le questioni. Veltroni ha compreso troppo tardi il problema.
    Troppi "ladri di Pisa" (che litigavano di giorno e rubavano assieme di notte), ci sono sul mercato politico. Inteso troppo spesso come mercato delle vacche per fottere il cittadino qualunque.

    Presidente Napolitano, non chiuda il discorso del Capodanno in un cassetto. Lo invii anche ai signori del parlamento.

    [01.01.2009, anno IV, post n. 1 (721), © by Antonio Montanari 2009]

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    Veltronismi

    di antoniomontanari (28/09/2008 - 18:41)

    Veltroni250908 Rischiamo il modello Putin, dice Walter Veltroni al "Corriere della Sera". Ma la colpa non è di Berlusconi, se tutto l'Occidente si trova nella stessa condizione, con una "organizzazione del potere che rischia di apparire autoritaria".

    Più cauto di così, Veltroni non poteva essere. Poco dopo però dichiara che in Italia non ci sono più "le condizioni minime, fisiologiche del confronto". Che comincia ad esserci un "pensiero unico". E che non spetta al dottor Bonaiuti dare patenti di democrazia...
    Ma se siamo messi così male, Veltroni non avrebbe dovuto confondere la situazione italiana nel contesto europeo. Oltretutto sulla Gelmini che arriva a Cernobbio in elicottero, dà una notizia già smentita dall'interessata.

    Veltroni dovrebbe cominciare a ragionare dalle conclusioni, sul "pensiero unico" e chiedersene le cause. Troverebbe che il contesto occidentale non c'entra nulla, e che la colpa è di colui per il quale il dottor Bonaiuti ci affligge dai telegiornali criticando qualsiasi opinione l'opposizione esprima sul governo.
    A volte si vede benissimo che anche a Bonaiuti viene da ridere, per cui corre veloce a dare le sberle agli avversari. Aumentando la comicità dei tiggì.

    Nelle frasi di Veltroni non poteva mancare il richiamo agli Usa: "Guardiamo agli Stati Uniti dove Bush chiama ed i democratici rispondono".
    Là dalla Casa Bianca chiamano l'opposizione perché il partito di governo (i repubblicani) non riesce a digerire la faccenda del sostegno di Stato alle finanze private, il piano Paulson. Negli Usa tacciono attoniti gli ideologi del liberismo, scrive Massimo Gaggi sullo stesso "Corriere". Dove Maria Laura Rodotà osserva: "Nessuno capisce niente di questa elezione anche per via della balcanizzazione dell'informazione".

    Se sono messi male loro negli Usa, il nostro modello citato da Veltroni tre volte al giorno prima dei pasti, figurarsi la nostra povera Penisola. Che grazie al cielo non ha ancora avuto un personaggio come  Sarah  Palin, "tenuta lontana dai giornalisti" dopo che "le sue uniche tre interviste sono state penose", c'informa Rodotà. Una repubblicana, Katlheen Parker, ha scritto su "National Rewiew" che Sarah Palin è diventata un "imbarazzo" per McCain per la sua ignoranza in economia e politica estera. E l'ha invitata a ritirarsi, "forse spiegando che vuole dedicare più tempo al suo ultimo nato".
    Veltroni potrebbe trasferirsi negli Usa dove ha comprato casa per la figliola mandata là a studiare.

    Su Veltroni, un precedente post "Crisi bipartisan".

    [28.09.2008, Anno III, post n. 295 (672), © by Antonio Montanari 2008]

    gruppobloggerlastampa

    Tag: partitodemocratico,walterveltroni,silvioberlusconi

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    Prodi e i due Veltroni

    di antoniomontanari (02/11/2007 - 18:36)

    Prodiveltroni2 Se avessimo voglia di scherzare, battezzeremmo Romano Prodi «servitore dei due Veltroni». Non per gratuita irriverenza, ma soltanto per usare il classico titolo goldoniano come chiave interpretativa del presente. Ma dato che i tempi sono tremendamente seri, ci chiediamo se per caso, oltre ai due «padroni» politici impersonati dal sindaco di Roma, e mutuati dalla trama della commedia settecentesca, non ci sia in ballo anche un terzo personaggio. A cui il segretario del Pd dà voce e figura sul palcoscenico della politica italiana.

    Il primo Veltroni è quello che aspetta con la calma dei forti e la frenesia del cavallo purosangue in procinto di fare la sua corsa tutto da solo. Il candidato in pectore a palazzo Chigi.
    Ha rinunciato ad andare in Africa, come aveva promesso, dopo aver completato l'esperienza amministrativa nella capitale.
    Ha visto (forse) che i guai italici sono ben maggiori di quelli del continente dove avrebbe voluto fare una specie di missionario laico.
    Per cui la sua coscienza gli ha suggerito di restare. Ad aspettare che la poltrona di capo dell'esecutivo sia tutta sua.

    Il secondo Veltroni è quello che vede la città che governa, la capitale che amministra, finire nelle cronache più terribili, come se i pericoli per le donne e per la loro libertà di movimento fossero un dato nuovo, inedito ed inaspettato non soltanto alla periferia romana, ma anche nei centri di altre località, grandi o piccole, famose o no.

    Il terzo Veltroni è il segretario del Pd che in certi momenti della giornata deve guardare in faccia gli altri due. E chiedere ad uno se ha fatto tutto, come sindaco, per salvaguardare l'incolumità dei suoi cittadini. Ed all'altro se è possibile studiare qualcosa, prima di occupare la poltrona di palazzo Chigi. E miracolosamente sembra che tutti i due Veltroni interrogati dal segretario del Pd in carica, si siano trovati d'accordo nel sostenete che se c'è uno che deve pensare ai guai italiani, è proprio e soltanto Romano Prodi. Che le elezioni le ha vinte ed è stato nominato dal capo dello Stato.

    A teatro, ad una certa ora, le rappresentazioni finiscono, come previsto dal copione. In politica del doman non c'è certezza. Addirittura non sappiamo se ciò a cui assistiamo sia soltanto una commedia mentre i momenti sarebbero più adatti alla tragedia.
    In politica, anche in politica, viene tuttavia il momento in cui c'è la resa dei conti. E chi deve stavolta pagare il conto è Romano Prodi.

    Ce ne dispiace perché è una persona convinta del suo lavoro, che non usa la politica per altri scopi, che ha lanciato il grande progetto riformista dell'Ulivo, finito in un incontro tra due gerarchie direi quasi ecclesiastiche (almeno per una di esse).

    A rimetterci è soltanto lo spirito dell'Ulivo, ma questo l'ho già scritto il 16 ottobre scorso.

    Flamigli
    Oggi voglio condividere la preoccupazione, anzi qualcosa di più di una preoccupazione, espressa a Bologna con "Repubblica" (foto) da uno scienziato come Carlo Flamigni: il Pd affonderà sui temi etici, perché in esso è impossibile ogni dialogo fra laici e cattolici. L'Ulivo era nato per favorire quel dialogo. Non soltanto, come sogna Veltroni, con il capo dell'opposizione e la di lui consorte.

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    Tag walterveltroni