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    Noi fancazzisti contro il cemento di Rimini

    di antoniomontanari (17/02/2007 - 16:53)

    Lettera inviata al Corriere Romagna
    Contro il cemento, Rimini ha reagito così


    Tutta la Gallia è divisa in tre parti, scrisse Giulio Cesare all’inizio di un’operetta che si faceva leggere e tradurre mezzo secolo fa ai poveri studenti alle prese con i latinucci delle Medie ante-riforma. Prendo a modello la prosa dell’illustre condottiero che dalle nostre parti passò. E che proprio nel foro di Rimini arringò i suoi soldati dopo aver superato il Rubicone.
    Prendo a modello Giulio Cesare per sostenere non senza fondamento che anche la popolazione di Rimini (o quasi tutta) si può dividere in tre parti: i silenti, i mugugnanti ed i parlanti.
    Le prime due categorie hanno in comune l’intenzione di non arrecare danno a loro stesse, consapevoli del fatto che aver il coraggio di parlare non è la stessa cosa che aver il coraggio di far male ai propri affari.
    Silenti e mugugnanti infatti pensano soltanto alle proprie tasche. Con la differenza che chi non parla in pubblico può anche sussurrare in privato. Mentre chi manifesta qualche malcontento borbottando davanti a tutti, può mirare a salvarsi l’anima, facendo finta di essere aperto a criticare il prossimo. Ma in realtà pensando bene di non esporsi troppo arditamente. Per cui forse potrebbe essere anche ben più pericoloso dei colleghi silenti. I quali semplicemente tacciono, mentre il mugugnante s’inventa un ruolo di recita finalizzata al proprio interesse e non a quello collettivo.
    La terza ed ultima categoria, quella dell’«homo ariminenis loquax» (da non intendersi secondo quanto suggeriscono i dizionari classici, come «chiacchierone», ma semplicemente come «colui che parla»), risulta storicamente composta soprattutto da ingenui e temerari individui che hanno il coraggio delle loro opinioni e non si spaventano se debbono manifestarle, nei dovuti modi della civiltà e della correttezza, davanti al tribunale della Pubblica Opinione.
    Orbene, nella vicenda del motoraccio immobiliare, la mia teoria sulle tre specie di concittadini (i silenti, i mugugnanti ed i parlanti) ha trovato ferrea conferma.
    Molti politici hanno parlato in ritardo sui tempi di una decenza pubblica che risiede nel principio di fare gli interessi della collettività, e non quelli di questo o quel potentato economico. Molti altri non hanno detto nulla. Alcuni hanno finto di parlare, con quell’abilità che serve indubbiamente a scalare le vette dell’oratoria cattedrattica o congressuale, ma che si ferma nel concreto d’ogni giorno sulla soglia del principio evangelico di scegliere tra il sì ed il no per non farsi prendere la mano dal demonio.
    Qualcuno s’è azzardato e si è tirato indietro, come quando si viaggia in treno e si guarda fuori dal finestrino, ma poi si scopre il cartello ammonitore che vieta quel gesto, pena la multa da parte del controllore.
    Molti, invece, hanno parlato per merito di questo giornale che li ha ospitati e che ha favorito ed incoraggiato il dibattito.
    Avendo partecipato dalle colonne del «Corriere» a questo stesso dibattito, non ho però bisogno di appuntarmi sul petto la coccarda del parlante. Ma solo quello di confermare ai pubblici amministratori che noi cittadini non staremo zitti, anche se siamo stati già additati a pubblico ludibrio come scansafatiche che, anziché sobbarcarci il peso di un impegno amministrativo, stiamo in panciolle a criticare quanto i nostri rappresentanti eletti concepiscono, sudando nelle segrete stanze del Potere.
    Saremo scansafatiche (o «fancazzisti» come scrivono modernamente), ma intanto qualcosa abbiamo combinato pure noi, lasciatecelo dire. Abbiamo fermato (si spera…) una rovinosa colata di cemento in questa città dove parlare ha un prezzo, e dove silenzio e mugugni sono sempre stati regolarmente ricompensati a tassi da usura.
    Antonio Montanari

    Tag: Rimini,stadio

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    Perlasca di Romagna

    di antoniomontanari (25/01/2007 - 16:16)

    I trentanove ebrei che Ezio Giorgetti ospitò nel suo albergo a Bellaria dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, riuscirono a salvarsi grazie a carte d'identità fornite loro da Virgilio Sacchini (1899-1994).

    La vicenda ci è rivelata per la prima volta dalla dottoressa Patrizia Sacchini D'Augusta, nipote di Virgilio. Suo nonno in quei giorni era Commissario Prefettizio del Comune di Savignano sul Rubicone: «Era fascista, ma era anche un uomo buono ed estremamente generoso (con la sua Industria di legnami e imballaggi, prima che gli eventi bellici la distruggessero, aveva dato lavoro  a tanti Savignanesi ed era un padrone che rispettava profondamente gli operai) ed è per questo che né lui né gli altri membri della sua famiglia furono oggetto di ritorsioni da parte dei partigiani del luogo».

    Virgilio Sacchini mise al corrente del suo intervento a favore degli ebrei 'bellariesi' soltanto il proprio figlio Marino.

    Ascoltiamo ancora la dottoressa Patrizia Sacchini: «La storia mi è stata raccontata diversi anni fa da mio padre, Marino Sacchini, prendendo spunto da un articolo comparso sul Corriere di Rimini (29/09/1994). Alla fine della guerra mio nonno, Virgilio Sacchini, nato a Savignano sul Rubicone il 26 dicembre 1899, Cavaliere della Corona D’Italia, confidò a mio padre di avere aiutato quel gruppo di ebrei, nel 1943, a fuggire e a raggiungere il Meridione. Si diceva felice che tutto avesse avuto termine, poiché aveva messo a repentaglio, con il suo gesto, la sicurezza della sua famiglia».

    Prosegue la dottoressa Sacchini: «Ezio Giorgetti (che, attraverso un amico comune, il signor Bertozzi, conosceva mio nonno) ottenne da mio nonno le famose carte d’identità in bianco che nel recente articolo pubblicato dal Corriere di Rimini in data 22/01/2007 risulterebbero essere state fornite dal Segretario Comunale di San Mauro Pascoli, Sig. Alfredo Giovanetti. Le carte d’identità appartenevano al Comune di Savignano sul Rubicone e mio nonno, pur correndo un serio pericolo, per il ruolo che ricopriva, non esitò a metterle a disposizione del gruppo di ebrei. Non so se questo fatto fosse noto al Maresciallo Osman Carugno, al Sig. Giovanetti e a Don Emilio Pasolini, immagino che mio nonno avesse chiesto e ottenuto la garanzia del riserbo assoluto attorno al suo gesto. Mi fa immenso piacere offrire questo piccolo contributo alla vostra ricerca. Ricordo mio nonno sempre con tanto affetto e, da convinta antifascista, lo ringrazio di aver contribuito alla salvezza di quel piccolo gruppo di ebrei».

    A parlare di carte d'identità fornite ad Ezio Giogetti da Alfredo Giovanetti fu la moglie dello stesso Giorgetti, Lidia Maioli nel volume curato da Bruno Ghigi nel 1980, «La guerra a Rimini», pag. 321.

    Antonio Montanari

    Tag: perlasca,rimini,romagna,ebrei

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