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    Lo faccio apposta

    di antoniomontanari (04/07/2008 - 18:13)

    ProfsexyLo faccio apposta a non farmi capire dalle macchine, dai logaritmi e soprattutto dagli spacciatori di verità teologiche che sono tautologie.

    Adesso mi piacerebbe vedere la faccia degli esperti di Wikio, i "documentalisti italiani ed europei" che ne sarebbero la colonna portante, davanti alla parola "tautologia" applicata alla struttura del mondo Web...

    Quello che ho scritto sul problema delle catalogazioni, non era finalizzato a scovare i sistemi di scalata nelle classifiche. Mi diverto con poco, e so per vecchia pratica di mondo che molti sono i chiamati e pochi gli eletti...

    Prego di prendere la mia affermazione in senso ironico. Cioè non come lamento ma come innocuo sfottò.

    Una piccola divagazione. Ho notato un effetto negativo del web, la lettura veloce: per cui molti (ma non è il caso di questa tornata) prendono lucciole per lanterne. Condivido appieno la conclusione di Bourbaki: "Wikio non mi interessa un gran che, ma la cosa che mi fa sbarellare è quando typepad...". Ecco perché scrivevo tempo fa, parodiando Palazzeschi, "e lasciatemi divertire".

    Rassicuro PogoStik, e lo ringrazio del consiglio: «"Fatemi capire" è un titolo che difficilmente un robot che legge decine di migliaia di post al giorno potrà capire per cui usate post un pochino più "giornalistici" tipo "classifica di wikio, fatemi capire"». Miro proprio a che il robot non mi capisca. E spiego il perché della mia filosofia.

    Sono sul Web dal 1999. Qualche anno fa riportando un brano da un libro di storia sull'età fascista, dovetti citare anche il nome del capo della polizia di Mussolini, Arturo Bocchini. Un giorno un collega "giornalista" mi accusò di aver curato pagine web porno, soltanto perché (limitato dalla sua intelligenza esplosiva) aveva scoperto che il titolo del mio sito era stato linkato in un portale appunto porno. Con il rinvio a quella pagina dove era menzionato Arturo Bocchini.

    Quel giorno il collega sbagliò a citare il titolo del mio sito. Stranamente questo errore suo l'ho poi ritrovato in atti giudiziari quando dovetti denunciare per diffamazione un legale che aveva accusato me di essere sottoposto a duplice indagine giudiziaria per diffamazione.
    Vero niente, ma la coincidenza mi fece accertare, tramite quegli atti giudiziari, che il collega era stato poi alla base dell'altrui diffamazione.

    Quindi a preoccuparmi o ad interessarmi non c'è questo o quel motore o distributore di medaglie informatiche, ma c'è stato in passato quel qualcuno che adesso è anche pagato per spiare quello che scrivo. Accadde l'anno scorso quando un personaggio altolocato mi inviò lettere di fuoco per smentire notizie mie personali (non pubblicate in questo sito della Stampa, ma in altro loco internettiano).
    In quelle lettere di fuoco si dichiarava di aver appreso "per caso" da un amico... Sì è vero che l'informatore è un amico (nel senso anche da portale porno), che lui lo paga anche per lavorare, e che tra i lavoretti sporchi che gli fa fare c'è quello di spiare e di scrivere lettere anonime che poi compiacenti giornali pubblicano "senza vergogna" vincolati da contratti pubblicitari...
    Accaduto contro il sottoscritto nel marzo 2007... sopra una questione storica del XV secolo che anche i muri delle biblioteche conoscono a memoria, ma che il "giovin signore" negava esistere per questioni che sarebbe troppo lungo spiegare.

    A proposito di controlli, ho già raccontato che tre anni fa manomisero di notte la mia linea telefonica nella centralina posta ad un incrocio stradale...
    Concludendo: se mi sentirete deridere questi sistemi di classificazione, lo faccio soltanto per divertirmi, sono un tipo allegro soprattutto se mi metto in testa di sfottere qualcuno con toni tanto seri che quel qualcuno casca dentro il tranello con allegria e felicità. Olè.

    [Anno III, post n. 208 (585), © by Antonio Montanari 2008]

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    Blog, come e per chi?

    di antoniomontanari (12/09/2006 - 18:10)

    Mi ricollego a «L'agonia dei giornali» di Irene Spagnuolo.
    Premetto.
    Acquisto tre giornali nazionali al giorno più un locale.
    Amo le cose stampate (la malattia della carta è nel dna famigliare da varie generazioni, con grande disperazione di mia moglie).
    I blog si presentano nei confronti dei quotidiani tradizionali come l'aereo rispetto al viandante.
    Il viandante vede «tutto», perché crede di vedere tutto, ma il suo affascinante racconto di viaggio non può fotografare il mondo al pari di una foto scattata dall'aereo...
    Il problema serio è «come» fare i blog.
    Riotta ha scritto su «Io donna» del Corsera di sabato che un suo testo «contro» Grillo gli ha procurato contumelie. (E' capitato anche a me, nel mio piccolo...)
    Però quelli che gli scrivono offese sui blog, sono come i vagabondi che ridono contro il prossimo in qualsiasi strada del mondo, senza azionare il cervello.
    Non ti curar di loro ma guarda e passa, verrebbe da suggerire a Riotta.
    Sulla «Stampa» del 30 agosto, Fiamma Nirenstein ha scritto un pezzo che avevo messo parte per trattarne qui, intitolato «La guerra perduta dei media».
    Un suo passo dice: «Molta della verità di questa guerra è stata affidata a bloggers come... etc.».
    Il blog è tutto nuovo.
    Se lo fanno Prodi o Berlusconi non dice niente, loro sanno come e dove parlare.
    Se lo si fa «controcorrente» (così intitolai una rubrica di satira 40 anni fa, molto prima del mitico Montanelli... scusate l'ardire), se lo si fa presentando notizie o commenti che i soliti mezzi non offrono, allora lasciate pure che vi scrivano porcherie quelli che si proteggono pavidamente nell'anonimato.
    Bisogna tener duro. Continuiamo a parlare dell'informazione italiana (scritta e parlata), di come si fa, perché si fa e soprattutto «per chi» si fa.

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    Leggetemi anche qui oppure qua.

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