Archivio Agosto 2008
Togliatti resta il migliore?
di antoniomontanari (12/08/2008 - 18:57)
A San Mauro Pascoli hanno "processato" Palmiro Togliatti. Padre della democrazia o servo di Mosca? Il "Migliore" se l'è cavata per un pelo (quattro voti a favore e tre contrari), dopo le arringhe di accusa e difesa, e grazie ad una giuria "popolare" composta da un "industrial manager" (il presidente, Fabrizio Casadei), e sei giornalisti tutti di testate locali.Uno di questi giornalisti è soltanto esperto di questioni economiche, due altre colleghe sono ben ferrate in storia e politica, un altro dichiara nel suo sito tra i fatti memorabili della sua vita che è stato decorato del titolo di commendatore al merito della Repubblica da Silvio Berlusconi e di essere stato pure cantante-ballerino.
Riproduco il commento che un altro giornalista locale (non in giuria), Filippo Fabbri, ha composto nel suo blog: "Decisamente noioso il Processo a Togliatti. Ravvivato dal colpo di coda dell'assoluzione finale. Guardando la giuria, un mezzo miracolo. Certo che sarebbe stato un bel colpo: Togliatti condannato a casa propria. Intendendo per casa la Romagna Rossa e non certo le sue origini anagrafiche. Personalmente avrei optato per l'assoluzione".
In un paese come l'Italia in cui si fa fatica a far giustizia con i vivi, figuriamoci se è "facile" gestirla nei confronti di trapassati illustri come Togliatti. Il comunismo (anche) in Italia non è mai stato soltanto un fatto politico, ma soprattutto una "religione" neppure tanto laica.
Sarebbe curioso conoscere il pensiero segreto dei giurati sul comportamento avuto da Togliatti in Russia, quando i suoi connazionali antifascisti rifugiatisi nella patria del comunismo, subirono una tragica fine. Oppure non ne sapevano nulla?
Togliatti, ha scritto Enrico Nistri, "avallò la deportazione in Siberia di antifascisti italiani ritenuti da Stalin 'deviazionisti' o giustificò con argomentazioni paludate di hegelismo d’accatto il trattamento inumano dei nostri prigionieri in Russia".
Un "processo" divenuto spettacolo con troppi giurati "popolari" estranei alle tematiche storiche, resta un fatto "estivo", divertente o noioso che sia.
Sul tema, si può leggere questo interessante pezzo che esula dai fatti contingenti (il processo di San Mauro a Togliatti), ma pone una seria questione: che cosa significa giudicare un personaggio storico?
[Anno III, post n. 251 (628), © by Antonio Montanari 2008]
Col seno di poi
di antoniomontanari (09/08/2008 - 18:42)
Nulla ci calerebbe della vita erotica o puramente sentimentale dei nostri leader politici, se non fosse per via della solfa che essi fanno in difesa del modello cristiano della famiglia, quando a buon diritto sono palesemente libertini e poligami, secondo quel modello.Ad altrettanto buon diritto, dovrebbe essere lasciata pure agli altri la stessa possibilità di scelta che essi hanno operato con quelle piccole garanzie per le "coppie di fatto" che scandalizzano lorsignori. Fermo restando il dato che il sottoscritto ha seguìto il modello cristiano, senza pentimento alcuno, ma anzi sempre più convinto che esso possa in moltissime situazioni essere un'ancora di salvezza ben salda. Ma ciò non significa che poi agli altri non debba essere lasciata ogni libertà laicamente e legalmente intesa.
Nulla dunque ci interesserebbe delle recenti foto che ritraggono il nostro premier con relativa attuale consorte, se non fossimo costretti a riflessioni non superficiali da quanto sopra di esse scrivono i giornali.
Dove l'interpretazione politica ovviamente prevale sul puro pettegolezzo inteso come divagazione da chiacchiera estiva tanto per passare il tempo.
Sul "Corsera" Maria Latella che bene conosce Veronica Lario (a cui nel 2004 ha dedicato una biografia "autorizzata", "Tendenza Veronica"), attribuisce a quest'ultima una battuta pungente al punto da apparire autoconsolatoria. Il cavaliere ha indispettito varie volte la consorte. Il farsi ritrarre felice assieme a lei può aver rattristato, secondo la signora Lario, quanti speravano in un loro divorzio.
Da usare come arma politica, aggiungiamo, allo stesso modo con cui è stata utilizzata la presenza di questi libertini bigami in piazza San Pietro per la difesa dell'ideale cristiano di famiglia.
Proprio la presenza insolita della signora Lario sulla scena dell'attualità, induce Maria Latella a scrivere che se "la casalinga di Macherio" ha lasciato il suo eremo, "una qualche sostanza ci dev'essere".
Nel settimanale femminile allegato al "Corsera" odierno, Guia Soncini offre un'interpretazione inizialmente in linea con quella di Maria Latella, ma con conclusioni opposte.
Le "foto di Portofino" di Veronica Lario offrono un'imperdonabile criniera al vento, tessuti lucidi peggio di quelli delle ballerine di Drive-In, la scollatura "scesa", scrive Gaia Soncini. Che in base a tutto ciò ritiene che la signora Lario abbia voluto esprimere "un boicottaggio politico del marito": "Il messaggio alla nazione suona qualcosa come: se non riesco a far star su il décolleté di mia moglie, figuriamoci il Paese".
Insomma, l'abito fa il monaco e fa pure la consorte del premier. Anzi dice dello stesso premier quello che nessuno oserebbe ammettere nel suo ambiente. Veronica Lario, dunque, per Gaia Soncini, è la "metafora del crollo di un sistema-Paese". Lo Stivale cede come il "balconcino" della signora del primo-ministro.
Crolla la spesa pubblica, cala la moneta circolante. Se anche uno sguardo levato in alto costringe ad abbassare gli occhi, allora cascano veramente le braghe, come dicevano una volta.
[Anno III, post n. 248 (625), © by Antonio Montanari 2008]
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