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    Forleo, le sue ragioni

    di antoniomontanari (26/10/2007 - 18:05)

    Forleosantoroblog L'intervista al gip di Milano Clementina Forleo ad «Annozero», spiega molti aspetti oscuri della realtà contemporanea.
    Le sue parole non sono suscettibili di equivoco: «Ho subito intimidazioni da soggetti istituzionali».
    Il cittadino inerme, che non bazzica codici e pandette (come dicevano una volta le persone esperte delle cose di mondo), che vede in tivù un giudice 'costretto' a confidare a vari milioni di persone una situazione così delicata, non dovrebbe scandalizzarsi, od urlare. Ma soltanto apprezzare, condividere (per quel che vale la sua adesione) il senso di un'esperienza non certamente facile, sapendo che la democrazia si difende non a parole ma con i fatti, come è accaduto ieri sera al gip Forleo.

    Forleo ha portato i fatti, non ha recitato arzigogolate teoria sul Diritto penale o processuale. Quei fatti parlano da soli.
    «Sono convinta che in momenti di forte crisi istituzionale come questa i magistrati hanno il dovere di non essere prudenti, di non essere sobri, di non stare a casa a scrivere sentenze, di parlare e di esprimersi», ha aggiunto. Lo scandalo dei magistrati che parlano «scoppia sempre quando questi magistrati nelle loro inchieste toccano i poteri forti, quei fili dove c'è scritto "chi tocca muore"».

    Per questo appare eccessiva la nota dell'Udeur che parla di «processo stalinista». Beh, conoscere un po' di storia non farebbe male. Diritto di parola per tutti, è un cardine della democrazia. Non costringere un magistrato a denunciare pubblicamente le «intimidazioni» di cui abbiamo sentito ieri sera, spetta alla classe politica, secondo i principi della Costituzione.
    Parlare di «processo stalinista» è un diversivo ed un'esagerazione che uomini politici responsabili ed accorti dovrebbero evitare.

    Il cittadino inerme, che non bazzica codici e pandette ma appartiene alla folta schiera di chi, all'occorrenza, non può avere giustizia secondo i principi della Costituzione, dà ragione al gip Forleo. E pensa: ce ne fossero... Con la consapevolezza che i silenzi sono letali. Ricordano, quei silenzi suggeriti oggi ai giudici, la massima del manzoniano conte-zio espressa al padre provinciale: «Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire». Ma quella, aggiunge altrove Manzoni, era un'«età sudicia e sfarzosa». Dove per non essere considerati gente perduta sulla terra bisognava avere almeno «un padrone». È questa la società che si rimpiange? Basta dircelo, ed amen.

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    Madamini

    di antoniomontanari (24/10/2007 - 19:08)

    241007stampablog Madamini, il catalogo è questo...

    La lunga lista delle lamentazioni politiche che sorgerebbe spontanea, forse ormai non serve più a nulla.
    Si chiedeva stamani Jacopo Iacoboni nel suo blog: «Che si fa se Prodi cade. Votare subito? Riformare la legge elettorale? Far decantare tutto, addirittura per un periodo indefinito?»
    La risposta, questo pomeriggio, di Berlusconi («Non dialogo con questa sinistra») a Napolitano («Serve intesa per le riforme»), toglie significato e valore alle tre ipotesi?

    Il capo dell'opposizione vuole il voto, ovviamente con questa legge elettorale. Oggi ha ripetuto un'opinione già espressa. Chi deve tagliare la testa al toro, è adesso l'altra fetta dell'opposizione. Al voto con la legge attuale, si aspetta il referendum o si fa una nuova legge?

    Siamo in un vicolo cieco. Può aspettare il Paese la consumazione del malato, sostenuto sinora da quel brodino di cui parlava Bertinotti?
    La crisi generale nei rapporti parlamentari fra governo ed opposizione è un fatto inedito. Almeno in apparenza.
    Chi ci garantisce che sotto sotto non si stia trattando un bel pateracchio al centro, con un celebrante d'eccezione, magari Giulio Andreotti. Astuzia internazionale (asse Roma-Vaticano), o provincialismo politico?

    Può servire a qualcosa la lezione polacca?
    Ne discute Barbara Spinelli nel fondo di oggi, dove scrive: «La Polonia del ressentiment apparsa negli ultimi anni ha somiglianze impressionanti con l’Italia che Berlusconi ha cambiato, plasmato. Anche da noi ci sono forze di destra che speculano sul ressentiment e costruiscono sul rancore, il vittimismo, l’invenzione della realtà. Anche queste forze hanno potere sui mezzi di comunicazione, usano l’anticomunismo come arma per tacitare ogni critica, sono sospettose verso le separazioni molteplici che la laicità insegna. Anche in Italia l’integralismo cattolico ha accresciuto il proprio peso, profittando della politica divenuta campo di battaglia fra amici e nemici mortali».

    Invece Miriam Mafai ricorda su «Repubblica» di oggi come l'appello pontificio contro il lavoro precario sia stato spiegato dal presidente della Cei mons. Bagnasco in un modo del tutto particolare: si chiede lavoro stabile per creare famiglie fondate sul matrimonio eccetera.
    Potremmo a questo punto proporre al parlamento di ammettere il lavoro precario soltanto per scapoli e conviventi? Ritorna a galla la questione della laicità dello Stato («Libera Chiesa in debole Stato»), di cui ha trattato ieri Michele Ainis. Quanto è compresa ed apprezzata la questione in campo "democristiano" oggi? Si dovrebbero ricordare gli esempi luminosi di De Gasperi ed Andreatta. La loro lezione non è soltanto una pagina da libro di storia.

    Gli aggiornamenti continui si leggono da questa pagina:

    http://amontanari.idoo.com/indice.html

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    Paolo Cevoli «proibito»

    di antoniomontanari (19/10/2007 - 15:54)

    Cevolblog Il comico riccionese Paolo Cevoli, una delle colonne portanti della satira televisiva con le sue apparizioni a «Zelig», è stato censurato dal politici romagnoli.

    Per domenica 21 nelle tre province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, è stata organizzata una manifestazione culturale rivolta a promuovere la conoscenza del patrimonio bibliotecario e museale locale. L’opuscolo che la reclamizza contiene tre immagini (una per provincia) di altrettanti personaggi indigeni ma «extra-vaganti», cioè non legati al mondo della cultura e delle biblioteche: Martina Colombari per Rimini, Marco Melandri per Ravenna ed appunto Paolo Cevoli per Forlì-Cesena.

    Ognuno dei tre ha consegnato alla storia una frase memorabile: «I musei di Romagna sono piccoli scrigni che racchiudono tesori di grande bellezza» (l’ attrice Colombari), «C’è chi corre più veloce di me: è il pensiero di chi legge un libro» (il campione motociclistico Marco Melandri), e «Un buon libro è la compagnia più intelligente che un uomo possa trovare. Ogni tanto però ci vuole anche un po’ di solitudine con qualche passerina ignorante» del comico Cevoli.

    Sinceramente, le parole di Cevoli sono le uniche che hanno un senso. Per quanto «extra-vagante», cioè esterno all’ambiente che domenica si vuol valorizzare, il comico è l’unico che può vantare in fatto di cultura alcune credenziali di indubbio valore.

    Se belle si nasce e campioni si diventa correndo in moto grazie ad intelligenza e coraggio propri e tecnologia altrui, il comico è l’unico intellettuale della compagnia perché ogni sua apparizione sopra un palcoscenico richiede studio, preparazione e capacità stilistiche che sono le uniche qualità compatibili con il mondo delle biblioteche.

    Orbene la frase sulla «solitudine con qualche passerina ignorante» da godere come intervallo alle lunghe ore di studio, ha scandalizzato molti addetti ai lavori e tanti politici sia reazionari sia progressisti, sia maschi sia femmine.

    L’effetto finale, è stato la censura sul comico ed il ritiro della pubblicazione che riporta la sua massima «immorale» sulla «passerina ignorante». Ma il ritiro è avvenuto quando la pubblicazione (gratuita) si era già esaurita, dopo il primo accenno di scandalo. Diventerà un oggetto di culto. Sarà un pregiato reperto del collezionismo dei bibliomani che troveranno conforto forse soltanto nel possedere quelle pagine colorante, e non nel mettere in pratica il suggerimento di Cevoli.

    Al sequestro (divenuto praticamente impossibile), ha fatto sèguito anche una dichiarazione degli organizzatori con tanto di pubbliche scuse a chi si fosse ritenuto offeso dalle parole del comico.

    A difesa di Paolo Cevoli si potrebbe citare l’illustre esempio dell’opera comica di un tal Dante Alighieri sepolto proprio in Romagna, a Ravenna, che in essa fece anche ricorso a quello che i benpensanti chiamano sbrigativamente turpiloquio.

    Per non incorrere in analoga censura, tralascio le citazioni dirette dal poema in cui appaiono certi termini scandalosi, ma riprendo da un fresco libro di Franco Ferrucci, «Lo stupore e l’ordine» (editore Liguori), l’accenno contenuto in una nota (pp. 146-147). In essa si spiega che assieme a quelle che si considerano parolacce, appare pure il termine «comedìa» (poi popolarmente reso come «Commedia», ed arricchito in «Divina Commedia»), come se il linguaggio di Dante stesse facendo «le sue prove di quanto può spingersi nella lontananza del silenzio divino» nell’Inferno.

    I politici romagnoli hanno buttato all’Inferno dei seminatori di scandali il buon Paolo Cevoli che invece meriterebbe un seminario di dotti italianisti sull’uso del linguaggio comico nel parlar corrente e nella triade cinema-teatro-televisione. Se ci si scandalizza tanto per la sua ridanciana «passerina ignorante», immaginiamoci che cosa succederà in futuro per discorsi più impegnativi. Li prenderanno sul serio o si metteranno a ridere, i nostri politici?

    Antonio Montanari

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    Ombre di oggi, fantasmi di ieri

    di antoniomontanari (14/10/2007 - 18:12)

    SorgiMarcello Sorgi ha condotto con estrema correttezza da lunedì a stamane la rassegna di «Prima pagina» su RadioTre.
    Ovviamente oggi non ha citato un suo interessante articolo apparso su «La Stampa», «I mangiatori di pane e politica», che è uno dei pezzi più documentati apparsi sui quotidiani italiani alla vigilia del voto per il Pd.
    Sorgi è ben informato. Ha così osservato che «in larga parte» del Paese, cioè nelle quindici regioni amministrate dal centrosinistra, è avvenuta «un’accorta lottizzazione del potere locale» che ha fatto venir meno «la distinzione tra Margherita e Ds».

    Questo è il dramma italiano, l'«accorta lottizzazione» che non fa bene sperare neanche per il futuro pur con il nuovo partito.
    Su questo futuro si proiettano le ombre di un passato che Sorgi analizza rievocando una costante storica del nostro Paese, il trasformismo. Per cui il nuovo appare sempre striato di vecchio.

    Morosaragat Dalle ombre sul futuro alle ombre del passato, il passaggio è breve. Aldo Cazzullo sul «Corriere della Sera» di oggi presenta un libro di Giovanni Moro («Anni Settanta») che sarà distribuito da martedì, con un'intervista all'autore, figlio dello statista rimasto vittima del terrorismo.
    Ne consiglio la lettura per rendersi conto dei «duri giudizi su Andreotti e Cossiga» (come recita un sottotitolo) e sul Vaticano, espressi da Giovanni Moro.

    Il quadro che ne risulta conferma la drammaticità di un presente che rifiuta di fare luce su quelle ombre del passato, e l'anomalia del tutto italiana di un Paese che ha dimenticato lucidamente, secondo Giovanni Moro, di fare i giusti conti con l'uccisione di suo padre. Il quale è uno di quei fantasmi che ritornano, ovvero uno di quei morti, sono parole di Giovanni Moro, «che non riposano in pace e che non lasciano in pace nemmeno i vivi».

    Non si tratta soltanto di un dolore personale, per Giovanni Moro. In esso si ritrovano i risvolti della storia di un intero Paese che ha preferito dimenticare, in mille modi e per mille convenienze quella tragedia del 1978.

    Antonio Montanari

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    Veronica, ci ho pensato prima di Veltroni

    di antoniomontanari (04/10/2007 - 19:06)

    Larioberlusconi Il capo dell'opposizione Silvio Berlusconi raccoglie orgoglioso ma con cauta freddezza, la «stima» esplicitata verso la propria consorte, e mette le mani avanti: l'aspirante segretario del Pd non avrà mai la signora Veronica tra i suoi fans, perché la signora non ama le occasioni mondane da «first lady». Bene. La signora evita di mostrarsi troppo in pubblico fra i politici forse perché non sempre è d'accordo con il consorte.

    Ricordate la lettera del 31 gennaio scorso al direttore di «Repubblica»?
    «Egregio Direttore, con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque"».

    Credo che la signora Veronica sia per il Cavaliere uno spauracchio costantemente presente, per cui quando si tratta di parlare di lei, lui ci va con i piedi di piombo, dopo quella lettera...


    Ho la massima stima della signora Lario. Di lei ho scritto soltanto una volta nel febbraio del 2006: «La signora Lario (al secolo Miriam Bertolini, ex attrice conosciuta da Berlusconi a teatro nel 1980 mentre recitava non troppo vestita ne «Il magnifico cornuto» con Enrico Maria Salerno), dimostra una pacatezza che ci suggerisce un'ipotesi. Nel caso in cui il suo consorte a conclusione delle operazioni elettorali risultasse vincitore ma faticasse a formare un governo, potrebbe scendere in campo lei stessa, incontrarsi con la signora Flavia Franzoni in Prodi e dare inizio ad un giro di consultazioni informali, per formare un innovativo "governo delle donne"». Sono arrivato prima di Veltroni a mettere gli occhi politici sulla signora Lario...

    E tanto per vantarmi (cercando la signora Veronica ho trovato anche un vecchio Grillo...), ho riletto con segreto gusto un mio post del 25 novembre 2005: «Beppe Grillo ha dichiarato a Sebastiano Messina di Repubblica (ieri 24 novembre, pag. 15): «"Su Internet nasce la nuova democrazia". Aprendo questo mio blog (il 19 novenbre, avevo scritto: "Internet è strumento di democrazia. Speriamo che la democrazia faccia progressi non con la ragione delle armi ma con le armi della ragione. Ed auguri anche per un uso consapevole di Internet. Un uso rivolto non ad offendere ma a difendere le ragioni di tutti. Un uso intelligente al servizio del bene comune".»

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