Soliti... Maestri Venerati
Ieri sera Giuliano Ferrara era contento come un bambino che avesse vuotato il barattolo della marmellata senza che nessuno se ne fosse accorto.
Nella sua rubrica su "la7" ci ha rallegrato sdoganando in tivù una dignitosissima ed austera parola che il bon ton dei programmisti ed i pruriti dei censori ha sempre evitato. Il titolo del suo appuntamento era appunto «Soliti stronzi e venerati maestri». Si discuteva di un volume recentissimo che Edmondo Berselli ha intitolato «Maestri d’Italia».
Come poi ha sùbito spiegato, alla base di tutto c'era Alberto Arbasino. Il quale ha descritto l'itinerario esistenziale compiuto dai massimi intellettuali, quei maestri dei pensiero che fanno venire il prurito a Ferrara, osservando che costoro passano dal ruolo di «giovane promessa», a quello di «solito stronzo» e per finire trionfalmente diventano un «venerato maestro».
Metà della trasmissione (si parlava anche di un testo di Giorgio Dell'Arti, presente in studio) è stata un vigoroso ed allegro dialogo fra Ferrara, Berselli e Sartori, con le uniche punte di serietà introdotte inutilmente dalla Armeni e da Maria Laura Rodotà. Il gruppo maschile ha deriso un po' tutto e tutti. Rodotà ha cercato di stare con i piedi poggiati per terra, ma non è riuscita a scalfire la retorica dell'antiretorica di Ferrara.
Il sorrisino di Berselli era tutto un programma. Bravo, intelligente, arguto, in fin dei conti pure lui è uno di quei «Maestri d’Italia» che prende per i fondelli nel libro.
A noi eterni alunni anche in vecchiaia, non restava da chiedere se è possibile giocare con le parole di Arbasino ed il titolo di Ferrara. Oltre ai Soliti Stronzi e a Venerati Maestri, non esistono forse altre categorie che possiamo generare incrociando aggettivi e sostantivi?
Ci sono Soliti Maestri e Venerati Stronzi, Stronzi Maestri e Maestri Stronzi, non mancano i Soliti Venerati ed i Venerati Soliti.
Insomma il campionario di quelli che comandano in un modo o nell'altro, è molto vasto.
Ieri sera Ferrara si è divertito, ho detto all'inizio. Ma una cosa è la risata ed un'altra è l'analisi (cosa seria e noiosa che difficilmente passa quando si parla della vita culturale). E così anche Berselli è apparso più un furbettino del cadreghino che un pungente osservatore di costume di quel mondo che sembra censurare ma al quale appartiene a pieno titolo.
Sarebbe utile sapere che cosa dicono di lui.





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