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    Archivio Settembre 2006

    Pronto, chi paga?

    di antoniomontanari (17/09/2006 - 18:08)

    Il telefono, la tua voce. Era uno slogan pubblicitario. Adesso lungo le linee della Telecom viaggiano parole agitate, che non sono le nostre soltanto per il fatto che esse contano niente. Sono le solite voci dei padroni. La storia ha un risvolto tutto comico, frutto di quella bonomia emiliana che ispira Romano Prodi quando si fa la barba, culla i nipotini e parla davanti ai microfoni della tivu'. Il suo consigliere economico Angelo Rovati ha predisposto un piano per Telecom senza che lui ne sapesse nulla, ma su carta intestata del governo.
    Il capo dell’opposizione ha definito l’operazione come frutto di «dilettanti allo sbaraglio». Ci consenta, a noi sono piu' apparsi «dilettanti allo sbadiglio». Ci spieghiamo. Rovati suggerisce a Tronchetti Provera di adottare certe linee d’azione. Berlusconi interviene bollando l’iniziativa (che presuppone autorizzata da Prodi) quale ennesimo e stralunato esempio di statalismo. Ha dimenticato di aggiungere: sovietico.
    Dalla Cina dove Prodi si trova in viaggio di lavoro con Rovati, il capo del governo dice che non sapeva nulla del piano incriminato. Lo stesso Rovati non può smentire il suo capo. Anzi confida a giornalisti amici che, per non imbarazzare Prodi, sarebbe disposto a dichiarare che neppure lui stesso sapeva nulla della lettera inviata a Tronchetti Provera. Ma il professore gli ha detto che Rovati deve saperlo per forza, dato che il capo del governo ignora l’episodio.
    A questo punto Rovati guardandosi in giro ha «realizzato» (come dicono i benparlanti) che quel signore e' lui, e che quindi non può non sapere. Vedete quali profondi abissi raggiunge l’intelletto dei politici.
    A questo punto lo sbaraglio e' diventato lo sbadiglio. Dietro il cancan di Berlusconi contro Prodi spunta una dichiarazione del suo fido Confalonieri (Mediaset): facciamo una bella cordata italiana per acquistare Tim che Telecom vuol sbolognare dopo averla comprata due anni fa.
    Il ministro Antonio Di Pietro brontola. Il giornale della Confindustria lo definisce «interventista senza limiti». Lui risponde: si', e' vero e me ne vanto. Perche' «negli ultimi anni, anche grazie alla copertura dell’informazione, si e' assistito a un continuo degrado economico e industriale dell’Italia».
    Francesco Cossiga e' andato in aiuto di Confalonieri proponendo: Berlusconi per il centrodestra e Carlo De Benedetti per il centrosinistra si alleino e salvino Telecom. Il telefono, dunque, soltanto la loro voce.

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    Blog, come e per chi?

    di antoniomontanari (12/09/2006 - 18:10)

    Mi ricollego a «L'agonia dei giornali» di Irene Spagnuolo.
    Premetto.
    Acquisto tre giornali nazionali al giorno più un locale.
    Amo le cose stampate (la malattia della carta è nel dna famigliare da varie generazioni, con grande disperazione di mia moglie).
    I blog si presentano nei confronti dei quotidiani tradizionali come l'aereo rispetto al viandante.
    Il viandante vede «tutto», perché crede di vedere tutto, ma il suo affascinante racconto di viaggio non può fotografare il mondo al pari di una foto scattata dall'aereo...
    Il problema serio è «come» fare i blog.
    Riotta ha scritto su «Io donna» del Corsera di sabato che un suo testo «contro» Grillo gli ha procurato contumelie. (E' capitato anche a me, nel mio piccolo...)
    Però quelli che gli scrivono offese sui blog, sono come i vagabondi che ridono contro il prossimo in qualsiasi strada del mondo, senza azionare il cervello.
    Non ti curar di loro ma guarda e passa, verrebbe da suggerire a Riotta.
    Sulla «Stampa» del 30 agosto, Fiamma Nirenstein ha scritto un pezzo che avevo messo parte per trattarne qui, intitolato «La guerra perduta dei media».
    Un suo passo dice: «Molta della verità di questa guerra è stata affidata a bloggers come... etc.».
    Il blog è tutto nuovo.
    Se lo fanno Prodi o Berlusconi non dice niente, loro sanno come e dove parlare.
    Se lo si fa «controcorrente» (così intitolai una rubrica di satira 40 anni fa, molto prima del mitico Montanelli... scusate l'ardire), se lo si fa presentando notizie o commenti che i soliti mezzi non offrono, allora lasciate pure che vi scrivano porcherie quelli che si proteggono pavidamente nell'anonimato.
    Bisogna tener duro. Continuiamo a parlare dell'informazione italiana (scritta e parlata), di come si fa, perché si fa e soprattutto «per chi» si fa.

    Vi piace l'idea?
    Leggetemi anche qui oppure qua.

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